Lo stress al tempo del COVID-19: effetti sulla gravidanza e consigli su come gestirlo

, , , , , , ,

È opinione popolare che lo stress faccia male, ma come? Ed è vero?

Il periodo che stiamo vivendo ci pone quotidianamente di fronte ad avversità e stimoli negativi. Al telegiornale sentiamo un numero sempre crescente di contagiati e deceduti a causa del virus Covid-19, siamo costretti all’isolamento sociale, e le poche volte che usciamo di casa per rifornirci di beni essenziali, ci rendiamo conto della desolazione di vie solitamente trafficate e piene di gente.

Che effetto ha tutto questo su di noi?

Molti degli effetti dannosi di tutti questi stimoli negativi non sono prodotti dallo stimolo in sé, ma dalla nostra reazione ad essi. Walter Cannon introdusse il termine di stress per indicare la reazione fisiologica causata dalla percezione di situazioni avverse o minacciose, e si attiva in relazione a qualcosa che non si è verificato ma che potrebbe accadere.

Le risposte fisiologiche che accompagnano le emozioni negative sono attivate dal circolo della paura, che dipende da una struttura situata nel profondo del nostro cervello: l’amigdala.

L’amigdala è la regione cerebrale più importante per l’espressione di risposte emozionali a stimoli nocivi. Una lesione dell’amigdala riduce, o elimina del tutto, i comportamenti emozionali e le risposte fisiologiche delle emozioni, con un abbassamento dei livelli di ormoni indotti dallo stress. Viceversa, se l’amigdala viene stimolata si evidenziano segni fisiologici e comportamentali di paura e di agitazione, ed una stimolazione ripetuta per lungo tempo provoca malattie da stress come l’ulcera gastrica (Henke, 1982). 

In generale, l’iperattività dell’amigdala è associata ad un’esagerata percezione del pericolo, con distorsioni interpretative in termini di minaccia verso scenari, espressioni facciali o segnali ambigui. Un incremento dell’attività metabolica dell’amigdala è stato documentato in pazienti con disturbi d’ansia, come il disturbo di panico, il disturbo post-traumatico da stress e il disturbo d’ansia sociale (Etkin e Wager, 2007).

L’iperattività dell’amigdala sarebbe responsabile dell’ipervigilanza, delle distorsioni (bias) attentivi verso stimoli potenzialmente minacciosi. Di conseguenza, le risorse attentive dell’individuo vengono mal distribuite portando la persona a interpretare condizioni d’incertezza come minacciose, e collaborando a formare elevate aspettative di minaccia. Ed è proprio l’incertezza e la sua valutazione che attiva lo stato ansioso e di stress. La risposta fisiologica alla minaccia è generalmente aumentata quando c’è l’incertezza sulla natura, probabilità o tempistica dell’evento minaccioso.

Stress Acuto e Cronico

Lo stress si distingue in due categorie in base alla durata dell’esposizione all’evento stressante: 

  1. Stress acuto: si verifica per un lasso di tempo limitato e in un’unica esposizione; 
  2. Stress cronico: che è conseguenza di un’esposizione persistente. Questi possono essere ulteriormente distinti in:
    • Stress cronici intermittenti: che si presentano ad intervalli regolari, e quindi prevedibili, di breve durata 
    • Stress cronici propriamente detti: rappresentano un ostacolo costante in quanto situazioni di lunga durata

Che cosa succede nel nostro organismo quando siamo sotto stress?

C’è un aumento del rilascio di noradrenalina che incrementa l’afflusso di sangue ai muscoli e accelera il battito cardiaco. L’altro ormone legato allo stress è il cortisolo, un glucocorticoide che influisce sul metabolismo del glucosio, rendendolo più disponibile per un maggiore apporto di energia. Alcuni elementi della risposta allo stress sembrano essere dovuti al rilascio di CRH (ormone di rilascio della corticotropina) nel sistema limbico e quindi anche nell’amigdala. A coordinare tutto questo entra in gioco l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e le diverse regioni cerebrali modulano l’attività dell’asse HPA. In particolare, i neuroni dell’ipotalamo vengono controllati ed inibiti dall’ippocampo e dalla corteccia prefrontale, mentre l’amigdala esercita un controllo eccitatorio. Inoltre, il cortisolo stesso rimanda un feedback negativo all’asse HPA regolando i neuroni dell’ipotalamo e dell’ippocampo. È dimostrato infatti che l’esposizione elevata ai glucocorticoidi ha effetti negativi sui neuroni dell’ippocampo, con riduzione delle loro interconnessioni e riduzione della neurogenesi.

Ma torniamo alla domanda iniziale: tutto lo stress è negativo?Oltre alla durata, è importante considerare anche la natura dell’evento stressante (stressor). Possiamo avere stressor benefici, detti eustress, che danno tono e vitalità all’organismo. Ma anche stressor nocivi, conosciuti con il termine di distress, che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie.

Ma come capisco se sono stressato?

Anche per quanto riguarda la manifestazione dello stress è importante valutare tutte le variabili in gioco, partendo dalla soggettività del soggetto e valutando il tipo di stress e l’esposizione. 

Tipiche manifestazioni fisiche sono il mal di testa; tensione muscolare; tachicardia; agitazione e irrequietezza; problemi del sonno; stanchezza; forme di alterazione dell’appetito (fame nervosa/diminuzione dell’appetito) ed altre. Durante un periodo di forte stress si possono manifestare anche ansia, nervosismo o rabbia, senso di solitudine e incomprensione, difficoltà di concentrazione, impotenza ed altro.

Che effetto ha una risposta di stress acuto quando un soggetto si trova a vivere una condizione fisica particolare, come una gravidanza? Ci sono ripercussioni sul feto?

pregnant, gravidanza

La gravidanza, si sa, è un momento particolarmente delicato con necessità, tempi e cambiamenti tutti nuovi, che investono la donna in primo luogo e il contesto intorno a lei. È molto importante per la mamma e per la coppia genitoriale, creare uno spazio “mentale” per la gravidanza e per il bambino che arriverà. Ma diversi eventi possono inficiare questa possibilità e far crescere i livelli di stress percepito, e le future mamme possono fare esperienza di periodi di stress durante la loro gravidanza, che si aggiunge alle preoccupazioni tipiche di questa fase della vita.

Sono diversi gli studi che hanno approfondito questa tematica, cercando di indagare i possibili effetti dello stress sulla donna e sullo sviluppo del feto, non tralasciando di indagare la salute psico-fisica del bambino dopo la nascita e nel corso dei primi anni di vita.

I risultati concordano nell’affermare che lo stress materno sperimentato durante diversi periodi della gestazione aumenta il rischio nel bambino di sviluppare malattie neuropsichiatriche, cardiovascolari e metaboliche in età avanzata. 

Il principale mediatore del trasferimento dello stress materno al feto è senz’altro il cortisolo, che per sua natura passa attraverso la placenta con effetto sullo sviluppo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene del feto, che come abbiamo visto è di fondamentale importanza per la gestione dello stress. 

Questa alterazione è particolarmente evidente se l’aumento del cortisolo avviene nelle ultime due settimane di gestazione, periodo in cui vi è la maturazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene del feto. È importante sottolineare che la placenta svolge un ruolo protettivo e che tale funzione viene meno solo in caso di stress acuto o cronico.

Altri studi si sono concentrati sull’adrenalina e la noradrenalina, ormoni che esercitano il loro impatto sul feto in modo indiretto rispetto al cortisolo, non riuscendo ad attraversare la placenta. Questi due ormoni, infatti, attraverso il flusso sanguigno sono in grado di agire come vasocostrittori sulle arterie uterine, peggiorando dunque l’afflusso di sangue all’utero.

Lo stress vissuto all’inizio della gravidanza ha un effetto diverso da quello vissuto a fine gravidanza.

Nei primi due trimestri la placenta cresce più del bambino e crea le basi per il suo futuro accrescimento: se sperimentato nei primi due trimestri, lo stress altera lo sviluppo della placenta (ritardo di crescita simmetrico, globale). 

Tra gli effetti dello stress sul feto aggiungiamo il ritardo di accrescimento e il rischio di parto prematuro; dopo la nascita: ipereccitabilità, rigurgiti frequenti, disturbi del comportamento, e malattie ricorrenti.

Da quanto emerge dalle varie ricerche, è importante sottolineare che:

  • Gli effetti sui figli variano in base al tipo e alla durata dell’esposizione allo stress;
  • Lo stress prenatale acuto e cronico, nonché lo stress percepito/soggettivo e oggettivo, producono effetti diversi sui figli;

L’esposizione a stress prenatale può generare esiti positivi per i figli, avendo un ruolo adattivo.

Un famoso studio di Gluckman e Hanson descrive come un ambiente intrauterino avverso possa apportare dei vantaggi programmando nel feto dei cambiamenti che preparano il bambino a sopravvivere in un ambiente extrauterino altrettanto avverso (Gluckman e Hanson, 2004). Altri studi hanno sottolineato l’importanza delle prime esperienze di vita, come le cure materne, nel contribuire allo sviluppo di una sana architettura cerebrale (Quatraro, Grussu, 2018; Sharp et al. 2012) con conseguente miglioramento delle capacità di interpretazione delle situazioni di stress e loro gestione.

Cos’altro possiamo fare, qui e ora, per abbassare i livelli di stress?

Abbiamo visto fin qui come funziona lo stress a livello neuropsicologico, quanti e quali tipi di stress esistono e come esso può incidere durante la gravidanza. Sorge quindi spontaneo chiedersi come le future mamme possano affrontarlo in un periodo così delicato, senza accrescere il senso di vulnerabilità già normalmente percepito in gravidanza. 

Studi recenti si sono focalizzati sull’uso della Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) durante la gestazione in modo da sperimentare il protocollo Mindfulness anche per le future mamme. 

Jon Kabat – Zinn, fondatore della prima clinica specializzata in riduzione dello stress attraverso la pratica della consapevolezza, definisce la Mindfulness come “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (1994, p. 63). 

Essa è una pratica di meditazione con l’obiettivo di imparare ad aprirsi alla realtà così com’è, nel qui ed ora, senza lasciar sopraffare la nostra mente dal passato e/o dal futuro, dal continuo rimuginio dei nostri pensieri, dalle emozioni.
Praticare Mindfulness porta con sé diversi vantaggi come imparare a leggere accuratamente gli stati d’animo, le emozioni e le intenzioni degli altri intorno a noi; imparare a notare i pensieri che affollano la propria mente e che spesso possono essere duri e giudicanti, generando in noi sofferenza; imparare ad essere consapevoli e capaci di modulare i nostri comportamenti.

Come si può applicare questo in gravidanza?

In uno studio proposto da Vieten e Astin (2008) si è visto come le mamme sottoposte a un percorso MBSR durante la gravidanza avessero riscontrato un miglioramento del tono dell’umore maggiore del 20-25%, rispetto al gruppo di controllo di mamme che invece non avevano praticato Mindfulness. I risultati positivi si riscontravano proprio nell’abbassamento dei sintomi depressivi e di un minore stress nel periodo successivo al parto. Più recentemente, lo studio di Van de Heuvel et al (2015) ha mostrato come i figli delle mamme che durante la gravidanza si erano sottoposte a un protocollo MBSR standard fossero caratterizzati, intorno al decimo mese di vita, da una maggiore facilità di regolazione emotiva ed affettiva, rispetto ai figli coetanei delle mamme del gruppo di controllo, che non si erano sottoposte al protocollo MBSR. 

Oggi, grazie all’uso dei social, è possibile per le future mamme poter iniziare ad intraprendere un percorso Mindfulness in qualsiasi momento e restando a casa. Esistono, infatti, molti video YouTube, tracce audio guida, podcast di Spotify che permettono di iniziare a praticare restando comodamente nella propria abitazione.

Inoltre in questo periodo storico particolare, in cui si è costretti a rimanere dentro casa per evitare la diffusione del virus Covid-19, è comprensibile come diverse future e neo mamme possano vivere tali limitazioni con preoccupazione e stress. Per questo può essere utile a loro, ma anche a tutte le persone in generale, seguire i 20 punti della guida al cittadino proposta dall’Ordine nazionale degli psicologi e sfruttare quanto di buono i social network ora stanno offrendo. 

Molti professionisti stanno mettendo, in questi giorni, a disposizione di tutti, percorsi di cura personale come yoga, pilates, meditazione e allenamenti, dirette con esperti di vari argomenti. Ciò sta permettendo di creare una community caratterizzata da vicinanza ed unione in cui, anche se lontani fisicamente, si può essere vicini mentalmente e spiritualmente.

Concludiamo lasciandovi alcuni nominativi che offrono servizi validi su diverse piattaforme:

Beatrice Mazza: yoga per donne in gravidanza, meditazione, work out sui canali Instagram e YouTube, con la possibilità di richiedere percorsi personalizzati di bodymindfultraining a lamento;

Denise Della Giacoma: corsi di yoga, meditazione e pilates sui canali di Instagram, YouTube e Facebook;

La scimmia Yoga: percorsi yoga e meditazione sui canali Instagram e YouTube. 

Scritto da:

Dott.ssa Giulia Pieracci, Psicologa Specializzanda in Neuropsicologia e Psicoterapia

Dott.ssa Sara Rosafio, Psicologa Psicoterapeuta in formazione

Dott.ssa Giulia Divetta, Psicologa Psicodiagnosta Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione

BIBLIOGRAFIA:

Carlson N.L., (2014), Fisiologia del comportamento, Piccin-Nuova Libreria, pp.632-642

Denes G., Pizzamiglio L., Guariglia C., Cappa S., Grossi D., Luzzatti C., (2019), Manuale di Neuropsicologia, Psicologia Zanichelli, pp. 1033-1035

Etkin A., Wager T.D., (2007), Functional neuroimaging of anxiety: a meta analysis of emotional processing in PTSD, social anxiety disorder, and specific phobia, <<The American Journal of Psychiatry, 164: 1476-1488

Gluckman P.D. e Hanson M.A. (2004), Developmental origins of disease paradigm: a mechanistic and evolutionary        perspective, <<Pediatric Research>>, vol. 56, pp. 311-317

Henke P. G., (1982), The telencephalic limbic system and experimental gastric pathology: a review. <<Neuroscience & Biobehavioral Reviews>>, 6(3), 381-390.

Kabat-Zinn, J. (1994). Wherever you go, there you are: Mindfulness meditation in everyday life. Hyperion e (pp. 63).

Kingston D., Mughal M.K., (2018), Stress perinatale materno: salute psicologica della donna, sviluppo del bambino e resilienza, <<Psicologia Clinica Perinatale: dalla teoria alla pratica>>, a cura di Quatraro R.M. e Grussu P., Ed. Erickson (2018), pp. 39-70

Sapolsky R.M. (2015), Stress and the brain: individual variability and the inverted-U, << Nature Neuroscience>>, vol. 18(10), pp. 1344-1346;

Sharp H., Hill J., Hellier J. e Pickles A. (2015), Maternal antenatal anxciety, postnatal stroking and emotional problems in children: outcomes predicted from pre- and postnatal programming hypotheses, << Psychological Medicine>>, vol. 45(2), pp.269-283;

Sharp H.,Pickles A., Meaney M., Marshall K., Tibu F. e Hill J. (2012), Frequency of infant stroking reported by ,pthers moderates the effect of prenatal depression on infant behavioural and phsysiological outcomes, << PLoS One>>, vol. 7, e45446;

Van den Heuvel, M. I., Johannes, M. A., Henrichs, J., & Van den Bergh, B. R. H. (2015). Maternal mindfulness during pregnancy and infant socio-emotional development and temperament: The mediating role of maternal anxiety. Early human development, 91(2), 103-108

Vieten, C., & Astin, J. (2008). Effects of a mindfulness-based intervention during pregnancy on prenatal stress and mood: results of a pilot study. Archives of women’s mental health, 11(1), 67-74

SITOGRAFIA:

https://www.istitutobeck.com/mindfulness/che-cos-e-la-mindfulnes

https://www.psy.it/psicologicontrolapaura-una-guida-antistress-per-i-cittadini.htm

https://www.stateofmind.it/2015/12/mindfulness-gravidanza