La Riabilitazione Neuropsicologica

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La riabilitazione neuropsicologica fonda i suoi assunti teorici sul concetto di plasticità cerebrale, ovvero sulla capacità del cervello di modificarsi e ristrutturarsi in risposta all’ambiente e ai nuovi stimoli [Kandel et al., 2014; Adams et al., 1997]. I trattamenti riabilitativi mirano a potenziare le funzionalità carenti, incrementare le risorse cognitive residue, e a sviluppare nuove abilità o strategie compensatorie.

Sono diverse le ragioni per cui non è semplice parlare di riabilitazione neuropsicologica: una di queste è il tempo. Mentre la valutazione richiede un tempo di norma limitato, un intervento riabilitativo al contrario ha una durata molto più lunga ed è estremamente variabile da caso a caso, in quanto è determinato soprattutto dal raggiungimento degli obiettivi pre-impostati. L’altro aspetto, molto importante, riguarda il modellamento del trattamento “cucito” sulla persona, perché ognuno è un caso a sé, sia dal punto di vista cognitivo, ma anche nei tempi e nelle modalità con cui risponde al trattamento [Pizzamiglio, M.R. 2012].

Per fare in modo che l’intervento possa essere disegnato su misura sulla persona, è necessario definire non solo quali sono le sue difficoltà, ma anche le abilità residue e i punti di forza.

Una preliminare valutazione neuropsicologica è quindi il passaggio più importante per poter impostare il corretto trattamento.

L’esame deve approfondire il funzionamento di tutti i domini cognitivi: dalla memoria, all’attenzione, dal linguaggio, al ragionamento.

Inoltre, la valutazione neuropsicologica accurata delle funzioni cognitive rappresenta, in questa chiave, un elemento fondamentale di monitoraggio dell’andamento del trattamento.

Vi è inoltre una differenza, soprattutto relativamente agli obiettivi da raggiungere, in base all’età della persona:

Nell’adulto, in seguito ad un deficit cognitivo acquisito da una lesione cerebrale (ictus, trauma cranico, evento anossico), si affronta il problema del ripristino di funzioni cognitive che si assume siano state integre prima del danno. Inoltre, si osservano sia deficit generali che deficit specifici riguardanti aspetti circoscritti dell’elaborazione delle informazioni.

In età evolutiva, le difficoltà si inseriscono in un processo più generale di apprendimento, e fanno in modo che tali bambini vadano a divergere dal funzionamento dei loro coetanei di riferimento. Inoltre, a differenza degli adulti, in età evolutiva i deficit cognitivi sono meno circoscritti e hanno un impatto più generale sul comportamento, benché sia di norma possibile individuare aree di maggiore e minore compromissione cognitiva.

Quando si parla di popolazione anziana invece, non si può non pensare a patologie a carattere dementigeno come l’Alzheimer, il Parkinson e le altre malattie neurodegenerative. In questo caso, gli obiettivi riabilitativi sono ancora diversi.

La questione della riabilitazione nella demenza rappresenta un problema di particolare interesse nelle società dei paesi più sviluppati, in cui i miglioramenti legati allo stile di vita e alla qualità delle cure mediche hanno determinato un progressivo allungamento della vita media. Assistiamo infatti, ad un aumento del numero degli individui che si trova nella fascia più anziana della popolazione. Di conseguenza, aumenta anche l’incidenza delle malattie degenerative legate all’età.

Attualmente, oltre un milione di italiani convive con Disturbi Cognitivi Maggiori (demenza).

La demenza ha un impatto sia sull’aspetto cognitivo, con l’indebolirsi della memoria, della capacità di ragionamento e del linguaggio, sia sull’aspetto emotivo, comportamentale e funzionale. Ne deriva una marcata compromissione dell’autonomia [Mazzucchi 2012].

Tutto ciò va a colpire una persona con tutto il bagaglio che si porta dietro: la sua personalità, il suo vissuto, il suo contesto familiare. Per questo motivo, due persone con la stessa diagnosi di demenza, possono avere forme e manifestazioni totalmente diverse. L’obiettivo della riabilitazione neuropsicologica nel caso di persone anziane con quadro di demenza, è quello di rallentare la perdita delle funzioni cognitive e di migliorare la qualità di vita della persona con demenza e di chi le sta attorno; nel caso della demenza vale il detto “Nessun progresso, è un progresso!

Bibliografia

  • Adams R.D., Victor M. e Ropper A.H., (1997) Principi di Neurologia, McGrawHill, Libri Italia, Milano
  • Kandel E.R., Schwartz J.H., Perri V., Jessell T.M., Spidalieri G., (2014) Principi di Neuroscienze, Casa Editrice Ambrosiana, Rozzano (MI).
  • Mazzucchi A. (2012) La riabilitazione neuropsicologica. Premesse teoriche e applicazioni cliniche, Elsevier, Milano.
  • Pizzamiglio M.R. (2012) La riabilitazione neuropsicologica in età evolutiva, FrancoAngeli, Gorgonzola (MI).